Il Palazzo
Il palazzo sorge nel cuore della città, lungo l'attuale Corso del Guercino. Si tratta del più rilevante edificio nobiliare costruito nel centro storico dopo la bolla di Papa Bnedetto XIV, che nel 1754 eleva Cento al rango di città. La dimora storica venne terminata nel 1766 su commissione del capitano delle truppe pontificie Giovanni Antonio Tavecchi (1712-1783), esponente di una facoltosa famiglia di origine comasca che si era trasferita a Cento alla fine del Seicento.
L’imponenza dell’edificio, prima e unica dimora gentilizia della città, si coglie già dalla facciata, scandita da un ampio porticato nella parte inferiore e da ampie finestre al piano nobile. La struttura architettonica riprende quella delle dimore patrizie bolognesi sia per la prossimità geografica tra le due città sia perché il capitano Tavecchi, risiedendo a Bologna all’epoca della costruzione del palazzo di Cento, predilige verosimilmente un edificio in linea con i modelli felsinei.

Facciata di Palazzo Rusconi, seconda metà del XVIII secolo.

Scalone monumentale di Palazzo Rusconi, 1775.
Nella sforbiciata dello scalone, al di sopra dei pilastri, si ergono tre giovani donne, ammantate di vesti dalle pieghe mosse e vaporose: Clio, musa della Storia, coronata d’alloro, con una tromba in una mano ed un volume nell’altra, Venere con Cupido e, probabilmente, Calliope, musa dell’Eloquenza e della Poesia eroica, che reca tra le mani una tavoletta. I profili delicati dei volti e la raffinatezza del modellato delle pieghe dei panneggi rendono le sculture dello scalone del palazzo uno dei vertici della prima maturità di Giacomo Rossi, scultore bolognese (1751-1817), al quale spettano le eleganti statue in stucco che ornano il grandioso scalone realizzate per celebrare la raffinata cultura del committente.
A rendere maestoso l’ingresso del palazzo contribuisce, oltre allo scalone d’onore, anche il grandioso fondale architettonico posto al termine del giardino, dipinto tra fine Settecento e inizio Ottocento - restaurato dal pittore centese Evaristo Govoni nel 1983, concepito come una quinta scenografica di notevole impatto dall’entrata principale.

.Veduta d’insieme del giardino di Palazzo Rusconi
Da dimora storica a sede della Banca
Spetta a Luigi Tavecchi (1746-1816), figlio del committente del palazzo, la decisione di vendere l’edificio, nel 1806, alla famiglia Rusconi. I nuovi proprietari, anch’essi provenienti dalla Lombardia, erano in origine commercianti del ferro e del rame e, a seguito di un’abile politica matrimoniale con esponenti del patriziato locale, dal 1781 sono aggregati alla nobiltà bolognese, ottenendo nel 1816 il titolo di marchesi da papa Pio VII. Grazie a questa famiglia la dimora storica acquista una notevole importanza nel contesto cittadino, come testimonia il fatto che il 5 aprile del 1815 il marchese Domenico Rusconi (1750-1833) vi ospiti Gioacchino Murat, cognato di Napoleone nominato re di Napoli nel 1808, fermatosi per una breve sosta a Cento con le sue truppe.
A sottolineare la mutevolezza di quei tempi, solo poco dopo, al termine dell’epopea napoleonica, lo stesso Domenico Rusconi si fa promotore della restituzione delle province di Ferrara e Bologna allo Stato Pontificio, avvenuta durante il Congresso di Vienna del 1815, come attesta una targa datata quell’anno oggi sulla prima rampa dello scalone di ingresso alla dimora storica. Nell’iscrizione commemorativa si fa riferimento a papa Pio VII, che nel 1816 nomina cardinale e vescovo di Imola Antonio Lamberto Rusconi (1743-1825), fratello di Domenico, già canonico della collegiata di San Biagio di Cento, l’esponente più illustre al quale la nobile famiglia abbia dato i natali.
Per il forte valore rappresentativo dell’identità cittadina, nel 1878 palazzo Rusconi viene acquisito dalla Cassa di Risparmio di Cento, che fin dalla sua apertura, avvenuta nel 1859, vi aveva posto gli sportelli al piano terra. In tempi successivi la sala del pubblico della banca è riallestita al piano nobile dell’edificio ,fino a quando, nel corso degli anni settanta, lo spazio è trasformato nel salone di rappresentanza, adibito a sede per le assemblee dei soci e per incontri pubblici. L’ampia sala custodisce oggi dipinti di Guercino e dei suoi nipoti, Cesare e Benedetto Gennari, acquisiti dalla Cassa di Risparmio di Cento a partire dalla metà degli anni settanta.

Uffici della Cassa di Risparmio di Cento al piano nobile di Palazzo Rusconi, oggi salone di rappresentanza, 1930 circa.

Salone di rappresentanza di Palazzo Rusconi oggi.
La collezione d'arte
Palazzo Rusconi ospita le raccolte d’arte acquisite dalla Cassa di Risparmio di Cento a partire dalla metà degli anni settanta, che Credem intende custodire e valorizzare. L’idea di costituire una collezione di dipinti antichi nasce dalla volontà di allestire nelle sale della dimora storica un nucleo rappresentativo di opere di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento 1591- Bologna 1666) e dei nipoti Benedetto e Cesare Gennari, con l’intento di arricchire il patrimonio artistico cittadino.
Negli spazi del palazzo si conservano, oltre alle testimonianze di Guercino e della sua scuola, opere significative di artisti attivi dal Settecento ai giorni nostri, acquisite dalla Cassa di Risparmio di Cento.
Opere di Il Guercino e della scuola
Il nucleo rappresentativo di opere di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento 1591- Bologna 1666) è costituito da alcune prove giovanili come Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria alla presenza di San Carlo Borromeo, realizzato intorno al 1614 e Prometeo dà vita con il fuoco ad una statua di creta, affresco databile al 1617. Nel 1916 il maestro fonda la prima “Accademia di Nudo”a Cento, che in poco tempo fa accorrere in città numerosi giovani artisti. A partire dalla sua fondazione Guercino si circonda di un’ampia schiera di collaboratori: alla produzione della bottega sono da avvicinare il San Luca, databile agli anni venti del Seicento ed il Riposo durante la fuga in Egitto, realizzato nel decennio seguente. Ad uno dei primi aiutanti del maestro, Bartolomeo Gennari, è stato attribuito per lungo tempo il San Domenico delle collezioni della banca, ricondotto in tempi recentissimi, in virtù della sua notevole qualità, a Guercino stesso.
Alla sua morte, avvenuta nel 1666, i nipoti ereditano la sua bottega: al di là della comune formazione guerciniana, i due artisti sviluppano, nella maturità, personalità differenti sia sotto il profilo umano sia nelle scelte in campo pittorico. Tra i due maestri, Cesare decide di restare a Bologna e di portare avanti la tradizione familiare. Benedetto invece, conduce un’esistenza più avventurosa e proiettata in un orizzonte internazionale: nella primavera del 1672 decide infatti di partire per Parigi e in seguito, dall’autunno del 1674, si trasferisce a Londra, dovere sta a lungo a servizio della famiglia reale inglese, che segue anche in Francia, dal 1688 al 1692, durante l’esilio causato dalla rivoluzione protestante.

Guercino, Studio di nudo, 1617 circa, in deposito presso la Pinacoteca Civica di Cento.

Aroldo Bonzagni, Las Niñas, 1914.
Presenze dal Settecento al contemporaneo
- Settecento: al grandioso fondale architettonico posto alla fine del giardino della dimora storica si collegano tre imponenti tele settecentesche, raffiguranti scenografiche vedute con marine e rovine antiche, conservate al piano nobile. attribuite a Vincenzo Martinelli (Bologna 1737-1807) e Francesco Giacomo Gaddi (Bologna? - 1784), maestri attivi nell’ambito della pittura di paesaggio bolognese della seconda metà del Settecento.
Ottocento: Nelle collezioni della banca spicca il Ritratto di Giuseppe Borselli, fondatore e presidente della Cassa di Risparmio di Cento, sindaco della città e senatore del Regno, realizzato dallo scultore Stefano Galletti (Cento 1832 - Roma 1905), autore del monumento a Guercino tuttora nella piazza principale di Cento. Spicca per interesse anche l'elegante autoritratto della pittrice centese Ada Mangili (Cento 1862 - Firenze 1935) la tela nelle raccolte della banca, datata 1883, risale all’attività fiorentina della pittrice.
Novecento: vero e proprio capolavoro della pittura del primo Novecento centese è il dipinto Las Niñas di Aroldo Bonzagni (Cento 1887 - Milano 1918), databile agli anni del soggiorno argentino, tra il 1914 e il 1915. Inoltre si conservano tre significativi esempi della scultura del secondo Novecento: Dinamica spaziale, in ferro, del 1976 di Simon Benetton (Treviso 1933-2016), Verticalizzazione sferica II, scultura di acciaio di Carmelo Cappello (Ragusa 1912- Milano 1996) e Evoluzione, del 1988, emblematica dello stile di Salvatore Amelio (Zagarise, Catanzaro 1948).

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